martedì 13 aprile 2010

Vita e amore oltre le barriere


Padova, manifesti-provocazione. Baci e abbracci, è l’amore down

Affissioni in tutta la città con lo slogan: «E perché noi no?» L’associazione Dadi: diritto a sessualità e affettività per i disabili. (19 marzo 2010)


Una casa, un amore, la vita di coppia e anche il 
sesso. «Perchè noi no?», chiedono i ragazzi down padovani. Anzi lo strillano da manifesti e videowall che da qualche giorno tappezzano le fermate del tram e dei bus e le piazze di Padova. Un abbraccio affettuoso, un bacio tra Davide Trolese e Alessia Favaro, che sono fidanzati: questa l'immagine - provocazione ideata dall'associazione Dadi (Down, autismo e disabilità) per fare riflettere sul diritto all'autonomia e alla sessualità di quei ragazzi «con un cromosoma in più». Prima iniziativa di questo genere in Italia, l'«affissione- effusione» è stata realizzata in collaborazione con Aps Advertising, Provincia e Comune di Padova. La foto è di Ruggero Cherubini. E l'immagine di una casa vera, una coppia vera, un bacio autentico, evoca relazione, affetto, autonomia, esattamente ciò per cui da anni si batte l'associazione Dadi. «La vita integrata è un diritto per tutti - fa notare Patrizia Tolot, vicepresidente associazione Dadi - . Lavoriamo per dare loro una vita normale e la possibilità di stare insieme come qualsiasi altra coppia. Si pensa che i ragazzi down siano eterni bambini, invece abbiamo imparato proprio da loro le tappe del percorso di crescita, i bisogni e i sentimenti».
Davide Trolese, 
ballerino, attore, perfino guida turistica, spiega molto chiaramente stringendo a sè la sua Alessia: «Per noi stare insieme, in una cucina, in una casa, volerci bene senza barriere è l'affettività prima di tutto. Essere fidanzati non è solo sesso, ma essere una coppia». E i ragazzi padovani stanno portando avanti un progetto unico in Italia: «House & Work», percorsi di autonomia in tre case dove vivono a gruppi alternati, seguiti da operatori, imparando a cucinare, fare la spesa, gestire un alloggio, volersi bene. Sì, perchè oltre all'autonomia, i ragazzi, seguiti da Angelo Lascioli, psicopedagogista dell'Università di Verona, sperimentano un percorso di educazione alla sessualità, «accompagnati» nella relazione di coppia. «E' un progetto pilota - chiarisce Patrizia Tolot - da cui nascerà un libro del professor Lascioli e anche un film sull'esperienza dei ragazzi di Padova».

tratto da 
corrieredelveneto.corriere.it

domenica 7 marzo 2010

Le ruote magiche

Anima ed inchiostro

Raccontare la disabilità con un fumetto


Sconfiggere i pregiudizi e le barriere a colpi di matita, questo l’obiettivo di un gruppo di giovani disegnatori, che hanno deciso di raccontare il delicato mondo della disabilità con un manga, un fumetto dallo stile tipicamente giapponese; il team di giovani fumettisti, invece, è tutto italiano, guidato da Wish, a dispetto del nome d’arte, pistoiese DOC, professionista nel campo del fumetto. Wish, che ha soggiornato a lungo a Tokyo, e ha insegnato in alcune scuole internazionali per fumettisti, spiega che il progetto de Le ruote magiche,questo il nome del fumetto,intende << mettere i lettori nei panni di una persona portatrice di handicap,trasmettendo tutte le difficoltà e i problemi quotidiani che chiunque in tale condizione è costretto ad affrontare. >>
Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza il prezioso contributo di Ileni Schofield, studentessa quindicenne italo-inglese: è stata lei, infatti, a dare vita a questo grande progetto, plasmando, in modo brillante, l’idea di un manga che raccontasse la disabilità,condizione che Ileni conosce bene,dal momento che convive, fin da piccola, con la diplegia.
<< L'idea >> Spiega Patrizia Panetta Schofield,madre di Ileni,<< nasce anche dal desiderio di mia figlia di combattere e contrastare gli stereotipi, e l’aridità di quei modelli che esaltano i canoni di una falsa perfezione, relegando in un angolo chi non rientra in essi. Questa cultura incapace di accettare la diversità e di considerarla un valore, è molto visibile e diffusa ,e dovrebbe essere combattuta ogni giorno anche dalla scuola e dagli insegnanti. >>
La trama de Le ruote magiche rientra del filone dei manga cosiddetti bishojo, ovvero storie di eroine guerriere dotate di poteri sovrannaturali,che combattono il male difendendo i più deboli;in questo caso però,cosa molto interessante e originale,il ruolo dell’eroina è ricoperto da una giovane ragazza disabile,Emi. Nel primo episodio,on-line sul sito web (www.leruotemagiche.it) ,vediamo Emi alle prese con delle dispettose compagne di classe, che vogliono escluderla a tutti i costi dalle loro feste esclusive; la dolce Emi verrà poi consolata e confortata dall’amica,vicina di casa ed insegnate di musica, Gaia, e infine si troverà perplessa di fronte al proprio regalo di natale, una sedia a ruote, che la renderà più indipendente ma, lei teme, la farà sembrare ancora più diversa. Quel che Emi ancora non sa, è che ben presto dovrà affrontare un’importante missione:si ritroverà per le mani un misterioso vaso,proveniente dal leggendario regno di Mu, e sarà proprio lei a dover compiere un antica profezia, ricoprendo il ruolo di eroina predestinata, e trovando finalmente il proprio posto nel mondo. Dunque aspettiamo con ansia i prossimi episodi, di quella che sarà, senza dubbio, un’opera destinata a rivoluzionare il mondo del fumetto.

domenica 14 febbraio 2010

La quotidiana Odissea di Andrea

La storia di Andrea: «Io, disabile in balìa di una Roma senza scivoli»

A 21 anni si muove in carrozzella tra marciapiedi inarrivabili e parcheggi selvaggi. San Giovanni è una giungla.
Piazza Epiro (Roma), passaggio per disabili bloccato
ROMA. Barriere architettoniche le chiamano e pensi di trovarti davanti a chissà quale muro, ostacolo, ma bastano quattro, cinque centimetri, quanto è alto un marciapiede, per avere davanti un muro che ti taglia fuori. Andrea Trulli, 21 anni, ha imparato a fare, spiegare, guidare, per non sentirsi isolato, né diverso. Andrea non si sente diverso dagli altri perché non lo è, per la passione e l’entusiasmo che mette in ciò che fa da quando vive sulla sua carrozzella, e lo fa da quando è nato. Quante volte lo ha detto ai suoi genitori, di non stargli sempre addosso, di non telefonargli cento volte al giorno, mamma, dai che ce la faccio «Tanto poi devo farcela da solo...».
Come quando Andrea si regala una passeggiata, che sarà mai una passeggiata per le strade di Roma, niente di spericolato uno pensa. Ci proviamo nel quartiere San Giovanni, «e già sarà un’impresa trovare parcheggio». Andrea guida da due anni una Fiesta, (adeguare la macchina gli è costato sui 2.500 euro), «ma non tutti possono arrivare a questa cifra».
Tanto per cominciare il parcheggio non c’è: Andrea, al quarto giro tra piazza Tuscolo e piazza Epiro, lascia l’auto in zona rimozione. Proviamo a proseguire a piedi. E qui scopri che cosa sono una radice di un albero o un tombino: sono nulla per chi cammina, nemmeno ce ne accorgiamo quando li calpestiamo, noi che abbiamo le scarpe, ma con le ruote è tutta un’altra cosa, «con le ruote se non sei esperto ti cappotti, basta un centimetro e ti ribalti - prova a scherzare Andrea - anche perché la carrozzella pesa quasi cento chili, ce ne vogliono di braccia».
Da piazza Epiro Andrea vuole raggiungere un negozio specializzato, deve percorrere via Alesia, ogni volta che il marciapiede si interrompe è uno strazio: ci sono quattro, cinque centimetri da scendere e poi risalire, la metà degli scivoli è occupata da auto parcheggiate. In un caso Andrea ringrazia il cielo di avere una carrozzella moderna, «almeno è bella stretta e posso passare anche in metà dello spazio dello scivolo, però gli altri come fanno?». Ora c’è da fare la spesa, pane e latte, roba da bambini. «La stragrande maggioranza dei negozi, di tutti i tipi, hanno almeno uno scalino da fare, e allora lascio perdere. In via Alesia è così, come in via Saturnia - qui tra le strisce pedonali e lo scivolo c’è un cassonetto verde - in via Satrico, via Acaia, via Pompei.
«Di scivoli ce ne sono pochi, ancora pochi in una città costruita da chi, troppo spesso, non ha pensato a quelli che le gambe non le possono usare. Ai grandi incroci i problemi non ci sono, ci sono scivoli nuovi di zecca». Ma basta allontanarsi dalle grandi strada che ricominciano le difficoltà. Un altro esempio? «Se devi andare in via Concordia scordatelo: devi tornare su via Satrico e costeggiare il marciapiede ma sulla strada, come se io stessi in auto, non in carrozzella». E se Andrea deve scendere alla fermata bus su via Cerveteri, con la carrozzella si ritrova per la strada, percorre trenta, quaranta metri, sempre come se fosse un’auto, e trova finalmente uno scivolo.
Di parcheggi per disabili poi, meglio non parlare. «Se hai la pazienza di fare tutte le pratiche, e sono file e verifiche che durano anche anni, puoi arrivare al parcheggio nella tua zona, ma quando provi ad andare in giro è un inferno. Giusto in alcuni centri commerciali non ho difficoltà, al Leonardo, o al Roma2, ma anche al Warner Village tutto è filato liscio, ho visto ”Avatar”, menomale. Ma la sera se voglio andare in centro cominciano le difficoltà: per esempio la fermata metro Colosseo per me è come se non esistesse, ci sono solo scale». Andrea fa parte della squadra di basket CMB Santa Lucia, campioni d’Italia in carica, primi in classifica insieme a Porto Potenza Picena, lui è playmaker. E questo è un altro sogno che potrebbe finire: la struttura riabilitativa Santa Lucia rischia la chiusura e con lei sparirebbe anche la squadra.

Tratto da: Il messaggero  Roma 28 gennaio 2010

sabato 23 gennaio 2010

DMD;a love story!

Questa è una grande storia d'amore,forse troppo morboso,troppo invadente;ma si sa in amore non son tutte rose e fiori. Questa è la storia dell'amore e tra me e la signorina distrofia muscolare,una donna possessiva e passionale,gelosa e instancabile;una volta che lei si innamora di te puoi fare ben poco,non te la leverai mai di torno,sarà sempre al tuo fianco nel bene e nel male,nella salute e nella malattia,finchè morte non vi separi. Devi imparare a convivere con lei,sperando che sia indulgente con te.. peccato però che di solito lei è molto crudele,è sadica e gode nel vederti annaspare nel tuo stesso corpo,che diventerà molto velocemente una vera e propria prigione. I primi sintomi di questo amore irrompono con forza nella tua vita,un vero e proprio colpo di fulmine,ed una vampata che ti consumerà con calma,lentamente ma in modo inesorabile,fino alla fine;anche se credi che lei non provi più nulla per te,non abbia più interesse nello stare con te o che voglia andarsene dalla tua vita per lasciarti respirare,beh ti sbagli;per quanto voi litighiate lei tornerà sempre da te,farete sempre pace e ritornerete sempre insieme.. il vostro amore metterà k.o. ogni medico che tenterà di tenervi lontani,ogni espediente che proverà a raffreddare la vostra passione,ogni ciclo di fisioterapia che cercherà di distruggere questo amore invincibile.

La ''simpaticona''possiede molti nomi(miotonica,di beker,di duchenne) e ha diverse facce,a volte è aggressiva e dominatrice e non ti da tregua,altre volte è più arrendevole e ti concede qualche libertà in più ma rimane pur sempre una femme fatale,con in mente un obiettivo ben preciso:prendere possesso di te e distruggerti pezzo per pezzo fino ad annientarti;parte dalle gambe poi sale alle braccia e piano piano ti soffoca o ti pugnala al cuore,però è ben attenta a non farti tirare le cuoia subito e a non farti perdere neanche un attimo di questa lenta agonia,altrimenti che gusto ci troverebbe!?
E' come vivere con una bomba ad orologeria sotto pelle,sai che esploderà ma non sai quando;ogni singolo progetto che vuoi portare avanti deve essere attentamente valutato e deve ottenere l'approvazione della stronza,sempre pronta a colpirti alle spalle per far crollare i castelli che faticosamente hai costruito e per cancellare ,con un colpo di spugna, i tuoi successi e le tue vittorie.
E' un bel quadretto non trovate? Miss distrofia è pazza di me,vorrei rompere con lei ma credo che non me lo permetterebbe mai, e poi ci rimarrebbe davvero troppo male poverina.. credo che dovrà sopportarmi per molto tempo ancora ma una cosa è certa:in questo rapporto comando io e la stronza non mi avrà facilmente,la mia pelle ha un prezzo molto alto. Come andra a finire? Non lo so,so solo che non ci si annoierà di certo! Goodnight...

domenica 1 novembre 2009

In memoria dei diritti umani

Non leggete le storie di Stefano Cucchi, Mariano Bacioterracino ed Elham come se fossero brutte storie tipiche del caotico vivere di massa. Non pensate che a loro “qualcosa è andato storto”, che succede, che è sgradevole, ma la vita, adesso come nel passato, è piena di brutte sorprese.

Le vittime di questo elenco sono un giovane uomo arrestato senza ragione, un pregiudicato nella lista di esecuzione della camorra, un uomo del tutto innocente impigliato nella rete di un’odiosa burocrazia persecutoria. Sono la stessa persona, privata all’improvviso di diritti umani e civili. Quella persona siamo noi, mentre moriamo di botte, moriamo uccisi sui marciapiedi, moriamo di sciopero della fame in un campo di concentramento detto “Centro di Identificazione ed Espulsione”.

Siamo noi persino nello sdoppiamento da malattia mentale che si vede nel video del delitto di camorra: i passanti scavalcano il corpo della persona appena uccisa fingendo di non vedere. Siamo noi che diciamo per bocca del responsabile carcerario che Stefano Cucchi (faccia sfondata, schiena spezzata) “ha preferito dormire, rifiutando il ricovero in ospedale”. Siamo noi quando i medici di un grande ospedale civile vedono per due volte il marocchino Elham detenuto senza reato e senza sentenza, senza avvocati e senza tribunale. Nessun medico fa domande, nessuno ascolta, nessuno vuole sapere. Lo rimandano, un essere umano ridotto a quaranta chili dal suo ostinato sciopero della fame, nel lager di Gradisca, dove è ancora detenuto e morente, mentre io scrivo e voi leggete. Vorrei essere capito. Sto dicendo che noi, noi tutti vittime, colpevoli e testimoni siamo scesi al livello in cui si pestano a morte i detenuti, si scavalcano di fretta i cadaveri, si lascia morire di fame in perfetta indifferenza l’immigrato testardo.

Siamo la stessa gente che ammazza di botte gli omosessuali e ammazza di cavilli procedurali la legge che difende gli omosessuali in modo che questa legge non ci sia mai. Siamo noi il disperato Elham che muore nel lager costruito per punirlo di essere venuto in Italia in cerca di un Paese civile. Siamo noi il carceriere e il medico senza dignità che- per quieto vivere- lasciano morire chi cerca nella morte l’unica fuga. Siamo l'uomo abbattutto dalla camorra, con pochi gesti agili, senza concitazione. Siamo l’assassino che va via senza nascondere la pistola, siamo i passanti che non fanno caso ai cadaveri sui marciapiedi. Siamo i poliziotti che hanno massacrato il giovane Stefano Cucchi e continuano a restare ignoti. Siamo dunque allo stesso tempo il terrore e le vittime del terrore perché i nostri diritti e la nostra decenza sono precipitati in un buco nero immorale e illegale insieme a Cucchi, Bacioterracino, a Elham e ai loro assassini. Poiché ci siamo lasciati degradare fino a questo punto, non ci resta che dire un grazie riconoscente ai genitori e alla sorella di Cucchi che non hanno ceduto; ai giudici del delitto di camorra, che hanno diffuso il tremendo video, affinché tutti vedessero una scena di vita in una città italiana ai nostri giorni; a coloro che hanno fatto arrivare l’ annuncio di prossima morte dell’ immigrato Elham. Queste tre notizie servono almeno a ricordarci quanto siamo arrivati lontani dalla nostra Costituzione e dai fondamenti della Carta dei diritti dell’uomo. In Italia. Oggi.

tratto da Il Fatto Quotidiano n°35 del 1 novembre 2009

sabato 17 ottobre 2009

I colori di Rosanna




Matite e disabilità

I colori di Rosanna


Il 21 settembre scorso è stato presentato in Campidoglio un libro molto particolare, dal titolo ‘’Mai un colore solo’’;in questo volume l’autrice Rosanna di Nicoli, attraverso disegni e parole, racconta la sua vita di tutti i giorni ed il suo mondo.....
Piccolo particolare: Rosanna è una ragazza down;  ha 24 anni, è originaria di Triggiano, in provincia di Bari, ma residente a Roma, e ama il disegno,la sua più grande passione, testimoniata dalla madre e dalla sorella, Mariangela, e dimostrata anche dal diploma conseguito, con molto entusiasmo, alla scuola internazionale di Comics,una delle scuole più prestigiose per aspiranti fumettisti e artisti dell’illustrazione.
Il libro è interamente opera della giovane disegnatrice, dalle parole alle illustrazioni,tutte caratterizzate dal suo inconfondibile tratto,figure allungate e molti colori, per raccontare la straordinarietà della vita di tutti i giorni. Per la scuola di Comics, e per l’insegnante Roberto Petrongari, Rosanna è stata una bella sorpresa: non solo per la passione che ha sempre dimostrato, e tuttora dimostra, nel fare ciò che più ama, ma anche per il suo ritenere straordinaria la vita quotidiana, quando molti altri ragazzi e giovani autori preferiscono rifugiarsi nel fantasy.....
 ....
Rosanna,prima di tutto vorrei chiederti da dove nasce il tuo amore per il disegno,quando è
nata questa tua passione?
  La passione per il disegno l'ho sempre avuta fin da bambina. Una volta, quando ero piccola, ho disegnato sui muri di casa tanti fiori colorati con i colori a cera. La mamma si è arrabbiata molto. Poi a scuola, a Roma, una professoressa mi ha detto che ero molto brava, e così i miei genitori mi hanno iscritta alla Scuola di Comics. Lì ho trovato tanti amici simpatici con la mia stessa passione, e ho imparato molte cose.

Come è nata l’idea di ‘’Mai un colore solo’’?
Beh, io volevo scrivere un libro su di me,sulla mia storia,sulle cose che faccio ogni giorno. Però non sono bravissima a scrivere, per questo ho pensato che col disegno potevo far vedere a tutti quello che avevo da dire. Ho pensato tanto a come volevo il libro, ho inziato a fare tanti disegni e con la mamma pensavo anche a cosa scrivere. Ho fatto tante cose nella mia vita e quindi è stato faticoso raccontarle tutte. Poi ho scelto le frasi che ci sono nel libro; sono di una canzone di Laura Pausini, una cantante che a me piace molto.
 Pensi di realizzare ed illustrare altri libri prossimamente?                                                       Adesso non proprio. A me piacciono i libri e infatti faccio tirocinio in una biblioteca, però mi piacerebbe fare anche altro; come studiare l'inglese o andare in America.
A questo punto, per concludere, sorge spontanea una domanda:quali sono i tuoi progetti ed i tuoi sogni per il futuro?
Il mio grande sogno è fare l'attrice. So di essere speciale, perchè sono brava, faccio tante cose e sono anche bella. Quindi mi piacerebbe andare in America per diventare famosa. Adesso per il mio libro mi hanno fatto tante interviste, e prima ancora avevo collaborato per una trasmissione di Mtv. Tutto questo mi ha fatto piacere, ma il mio sogno rimane la carriera da attrice.

‘’Mai un colore solo’’ , molto probabilmente il primo libro interamente realizzato da una ragazza down,è stato presentato il 21 settembre scorso,presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio con il patrocinio del Comune e della Provincia di Roma, nonché della Regione Lazio. Alla presentazione del libro hanno partecipato, tra gli altri, anche il consigliere comunale Paolo Masini, il neurologo Augusto Paris e l'assessore comunale alle Politiche sociali, Sveva Belviso. Il libro è stato inoltre distribuito nelle sedi dell’AIPD(Associazione Italiana Persone Down).....

giovedì 17 settembre 2009

Josito;ovvero:il primo porno-attore in sedia a rotelle

Josito e la gioia del sesso

(a cura di Barbara Pianca)
Superando.it  intervista Joselito, conosciuto come Josito, il primo pornoattore in carrozzina. È spagnolo di Madrid, ha ventitré anni e alla fine del 2006 è stato l’interprete della pellicola “Volere è potere”
Il giovane pornoattore Joselito
Il giovane pornoattore Joselito
Vi ricordate di Josito? La notizia del suo debutto nel cinema porno era stata diffusa negli ultimi mesi del 2006 da alcuni media spagnoli, tra cui il quotidiano “El Mundo”, ed era rimbalzata anche in Italia.
Il clamore relativo alla sua scelta derivava dal fatto che Josito, oggi ventitreenne, è disabile dall’età di diciassette anni a causa di un incidente che gli ha procurato una lesione midollare. Muove appena le gambe e una mano e al giornale «El Mundo» ha spiegato che «la cosa migliore, trovandosi in una condizione simile alla mia, è sperimentare tutto ciò che si riesce o meno a fare con il proprio corpo, per acquisire nuove mobilità, perché ogni lesione è diversa e reagisce diversamente a seconda del soggetto che si trova a subirla».
Si tratterebbe - e la notizia ad oggi non è ancora stata smentita - del primo attore con disabilità nel cinema hard. Con lo scopo annunciato di far cadere i tabù sul tema della sessualità delle persone con disabilità e di invitare le donne a non temere l’intimità con un partner disabile, Josito si è infatti fatto riprendere dal regista e produttore Nacho Allende (nome d'arte Torbé), mentre incontra, una ad una separatamente, sei ragazze: Saray, Martita Dinamita, Yaiza del Mar, Heidi Hot, Salma de Nora e Diana Dean. Con ognuna ha un rapporto sessuale filmato in tempo reale, mentre rimane seduto sulla sua carrozzina o è sdraiato su un letto.
Da segnalare infine che il ricavato del film, almeno quello relativo alla performance di Josito, verrà devoluto alla ricerca midollare.

Josito, cosa pensi del fenomeno del porno in generale?
«Mi è sempre piaciuto, fin da giovanissimo. Non è che veda film porno tutti i giorni, però li vedo e mi piacciono molto. Non ho pregiudizi nei confronti di chi lavora nel mondo dell'hard. Anche se in tanti non sono d’accordo, penso si tratti di un lavoro come qualunque altro, ma particolarmente gratificante e redditizio. Si dice che il porno sia maschilista perché avvilisce la donna. Stupidaggini: a loro piace e ci guadagnano molto bene. Altrimenti non lo farebbero, visto che non vi sono obbligate».
Perché, secondo te, nonostante non siano poche le persone che lo ricercano, il porno rimane un tabù sociale?
«Questo resta per me inspiegabile. Chi lavora nel porno o lo consuma non è un depravato né un "mostro" e tanti che lo criticano, poi in privato se lo guardano. In più, una buona pellicola porno può servire per la soddisfazione sessuale o perfino a risolvere alcuni problemi di coppia, come la mancanza di desiderio o di fantasie erotiche. Altrimenti, le giornate finirebbero con il diventare noiose, no?».
Perché hai deciso di recitare in un film porno? Quando ti è venuta questa idea per la prima volta?
«Fin da molto giovane mi sarebbe piaciuto fare l’attore. A sedici anni scoprii dove potevo iscrivermi ad un casting, ma, siccome ero ancora minorenne, non mi permisero di partecipare. Così decisi di aspettare finché poi, per mia sfortuna, a diciassette anni ebbi un incidente. Allora ho diffuso la mia intenzione tramite internet, dopo un po' sono stato contattato e mi è stata data l’opportunità di recitare. L’ho presa al volo».
Com’è stata la tua esperienza sul set? Eri a tuo agio?
«L’esperienza è stata veramente fantastica. Ero totalmente a mio agio perché, quando mi hanno offerto la parte, avevo chiesto e ottenuto di poterla realizzare a modo mio».
Quanto sono durate le riprese e com’è stato avere rapporti sessuali di fronte ad altre persone e in mezzo ad un set fatto di luci e telecamere?
«Le riprese non sono durate più di quello che dura una relazione sessuale normale. Abbiamo girato tutto di un fiato, senza tagli e la verità è che, in nessun momento, ho sentito vergogna o soggezione per la telecamera, le luci o qualsiasi altra cosa».
Come si sono comportate le ragazze con cui hai lavorato? Pensi abbiano avuto delle difficoltà nel rapportarsi con te?

Josito sul set con Martita Dinamita
«Veramente le ragazze si sono comportate benissimo con me, e mi piacerebbe, da qui, ringraziarle tutte. Sono ragazze fantastiche, bellissime e con alcune tengo ancora relazioni di amicizia, anche se non sono di Madrid. Credo di non aver avuto alcuna difficoltà nelle relazioni sessuali con loro. Forse alla fine erano un po' più stanche, perché a loro spettava il ruolo attivo...».
Pensi che parlare della sessualità delle persone disabili sia un tabù?
«La sessualità delle persone disabili è un tabù e lo dimostra il fatto che non se ne parli quasi mai esplicitamente. La gente pensa che chi è in carrozzina, o ha un qualsiasi tipo di handicap, non abbia o non debba avere relazioni: è una cretinata. È dimostrato che chi conduce una vita sessuale abbondante e sana è più felice. Perché privarci di questa felicità?».
Girerai altri film porno in futuro?
«Fino a poco tempo fa, prima che uscisse la notizia del mio film, non erano in molti a saperlo. Mi piacerebbe che ora le cose cominciassero a cambiare. Sto conducendo una vita un po’ monotona e, se mi venissero offerti nuovi lavori, potrei iniziare a conoscere gente, viaggiare un po'…».
Vorresti diventare un attore di professione? Solo nell’ambito del porno?
«Mi piacerebbe girare molte altre pellicole come attore. Vorrei soprattutto guadagnare denaro per donarlo alle persone che stanno studiando una cura per le lesioni al midollo e in questo momento l’unico modo che ho a disposizione per aiutarle è tramite il cinema porno. Non credo che riuscirò a diventare un attore professionista, ma ci proverò con tutte le forze. Poi, certo, non mi dispiacerebbe se qualcuno mi offrisse un contratto come attore "convenzionale", ma non so chi mi possa chiamare, visto che non ho grandi doti interpretative. In ogni caso, non scarterò neanche questa possibilità».
I mass media spagnoli hanno parlato del tuo film?
«Sì, qualche media spagnolo mi ha fatto delle interviste e ho partecipato anche a un paio di programmi televisivi. All’inizio, però, quando nella mia famiglia lo sapevano ancora in pochi, ho preferito rifiutare qualche intervista e parlarne prima con loro personalmente».
Come hanno reagito le associazioni spagnole che si occupano di disabilità?
«La verità è che nessuna associazione di persone con disabilità si è messa in contatto con me. Quello che posso dire è che nel mio centro di riabilitazione lo sanno tutti, le infermiere e la direzione di fisioterapisti… e tutti mi incoraggiano. I miei compagni dicono che era ora che qualcuno rivendicasse il nostro diritto ad avere relazioni sessuali come qualsiasi altra persona».


TRATTO DA ''SMIDOLLATI.IT'