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martedì 15 giugno 2010
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martedì 13 aprile 2010
Vita e amore oltre le barriere
Padova, manifesti-provocazione. Baci e abbracci, è l’amore down
Affissioni in tutta la città con lo slogan: «E perché noi no?» L’associazione Dadi: diritto a sessualità e affettività per i disabili. (19 marzo 2010)
Una casa, un amore, la vita di coppia e anche il sesso. «Perchè noi no?», chiedono i ragazzi down padovani. Anzi lo strillano da manifesti e videowall che da qualche giorno tappezzano le fermate del tram e dei bus e le piazze di Padova. Un abbraccio affettuoso, un bacio tra Davide Trolese e Alessia Favaro, che sono fidanzati: questa l'immagine - provocazione ideata dall'associazione Dadi (Down, autismo e disabilità) per fare riflettere sul diritto all'autonomia e alla sessualità di quei ragazzi «con un cromosoma in più». Prima iniziativa di questo genere in Italia, l'«affissione- effusione» è stata realizzata in collaborazione con Aps Advertising, Provincia e Comune di Padova. La foto è di Ruggero Cherubini. E l'immagine di una casa vera, una coppia vera, un bacio autentico, evoca relazione, affetto, autonomia, esattamente ciò per cui da anni si batte l'associazione Dadi. «La vita integrata è un diritto per tutti - fa notare Patrizia Tolot, vicepresidente associazione Dadi - . Lavoriamo per dare loro una vita normale e la possibilità di stare insieme come qualsiasi altra coppia. Si pensa che i ragazzi down siano eterni bambini, invece abbiamo imparato proprio da loro le tappe del percorso di crescita, i bisogni e i sentimenti».
Davide Trolese, ballerino, attore, perfino guida turistica, spiega molto chiaramente stringendo a sè la sua Alessia: «Per noi stare insieme, in una cucina, in una casa, volerci bene senza barriere è l'affettività prima di tutto. Essere fidanzati non è solo sesso, ma essere una coppia». E i ragazzi padovani stanno portando avanti un progetto unico in Italia: «House & Work», percorsi di autonomia in tre case dove vivono a gruppi alternati, seguiti da operatori, imparando a cucinare, fare la spesa, gestire un alloggio, volersi bene. Sì, perchè oltre all'autonomia, i ragazzi, seguiti da Angelo Lascioli, psicopedagogista dell'Università di Verona, sperimentano un percorso di educazione alla sessualità, «accompagnati» nella relazione di coppia. «E' un progetto pilota - chiarisce Patrizia Tolot - da cui nascerà un libro del professor Lascioli e anche un film sull'esperienza dei ragazzi di Padova».
tratto da corrieredelveneto.corriere.it
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giovedì 17 settembre 2009
Josito;ovvero:il primo porno-attore in sedia a rotelle
Josito e la gioia del sesso
(a cura di Barbara Pianca)
Superando.it intervista Joselito, conosciuto come Josito, il primo pornoattore in carrozzina. È spagnolo di Madrid, ha ventitré anni e alla fine del 2006 è stato l’interprete della pellicola “Volere è potere”
Il giovane pornoattore JoselitoVi ricordate di Josito? La notizia del suo debutto nel cinema porno era stata diffusa negli ultimi mesi del 2006 da alcuni media spagnoli, tra cui il quotidiano “El Mundo”, ed era rimbalzata anche in Italia.
Il clamore relativo alla sua scelta derivava dal fatto che Josito, oggi ventitreenne, è disabile dall’età di diciassette anni a causa di un incidente che gli ha procurato una lesione midollare. Muove appena le gambe e una mano e al giornale «El Mundo» ha spiegato che «la cosa migliore, trovandosi in una condizione simile alla mia, è sperimentare tutto ciò che si riesce o meno a fare con il proprio corpo, per acquisire nuove mobilità, perché ogni lesione è diversa e reagisce diversamente a seconda del soggetto che si trova a subirla».
Si tratterebbe - e la notizia ad oggi non è ancora stata smentita - del primo attore con disabilità nel cinema hard. Con lo scopo annunciato di far cadere i tabù sul tema della sessualità delle persone con disabilità e di invitare le donne a non temere l’intimità con un partner disabile, Josito si è infatti fatto riprendere dal regista e produttore Nacho Allende (nome d'arte Torbé), mentre incontra, una ad una separatamente, sei ragazze: Saray, Martita Dinamita, Yaiza del Mar, Heidi Hot, Salma de Nora e Diana Dean. Con ognuna ha un rapporto sessuale filmato in tempo reale, mentre rimane seduto sulla sua carrozzina o è sdraiato su un letto.
Da segnalare infine che il ricavato del film, almeno quello relativo alla performance di Josito, verrà devoluto alla ricerca midollare.
Josito, cosa pensi del fenomeno del porno in generale?
«Mi è sempre piaciuto, fin da giovanissimo. Non è che veda film porno tutti i giorni, però li vedo e mi piacciono molto. Non ho pregiudizi nei confronti di chi lavora nel mondo dell'hard. Anche se in tanti non sono d’accordo, penso si tratti di un lavoro come qualunque altro, ma particolarmente gratificante e redditizio. Si dice che il porno sia maschilista perché avvilisce la donna. Stupidaggini: a loro piace e ci guadagnano molto bene. Altrimenti non lo farebbero, visto che non vi sono obbligate».
«Mi è sempre piaciuto, fin da giovanissimo. Non è che veda film porno tutti i giorni, però li vedo e mi piacciono molto. Non ho pregiudizi nei confronti di chi lavora nel mondo dell'hard. Anche se in tanti non sono d’accordo, penso si tratti di un lavoro come qualunque altro, ma particolarmente gratificante e redditizio. Si dice che il porno sia maschilista perché avvilisce la donna. Stupidaggini: a loro piace e ci guadagnano molto bene. Altrimenti non lo farebbero, visto che non vi sono obbligate».
Perché, secondo te, nonostante non siano poche le persone che lo ricercano, il porno rimane un tabù sociale?
«Questo resta per me inspiegabile. Chi lavora nel porno o lo consuma non è un depravato né un "mostro" e tanti che lo criticano, poi in privato se lo guardano. In più, una buona pellicola porno può servire per la soddisfazione sessuale o perfino a risolvere alcuni problemi di coppia, come la mancanza di desiderio o di fantasie erotiche. Altrimenti, le giornate finirebbero con il diventare noiose, no?».
«Questo resta per me inspiegabile. Chi lavora nel porno o lo consuma non è un depravato né un "mostro" e tanti che lo criticano, poi in privato se lo guardano. In più, una buona pellicola porno può servire per la soddisfazione sessuale o perfino a risolvere alcuni problemi di coppia, come la mancanza di desiderio o di fantasie erotiche. Altrimenti, le giornate finirebbero con il diventare noiose, no?».
Perché hai deciso di recitare in un film porno? Quando ti è venuta questa idea per la prima volta?
«Fin da molto giovane mi sarebbe piaciuto fare l’attore. A sedici anni scoprii dove potevo iscrivermi ad un casting, ma, siccome ero ancora minorenne, non mi permisero di partecipare. Così decisi di aspettare finché poi, per mia sfortuna, a diciassette anni ebbi un incidente. Allora ho diffuso la mia intenzione tramite internet, dopo un po' sono stato contattato e mi è stata data l’opportunità di recitare. L’ho presa al volo».
«Fin da molto giovane mi sarebbe piaciuto fare l’attore. A sedici anni scoprii dove potevo iscrivermi ad un casting, ma, siccome ero ancora minorenne, non mi permisero di partecipare. Così decisi di aspettare finché poi, per mia sfortuna, a diciassette anni ebbi un incidente. Allora ho diffuso la mia intenzione tramite internet, dopo un po' sono stato contattato e mi è stata data l’opportunità di recitare. L’ho presa al volo».
Com’è stata la tua esperienza sul set? Eri a tuo agio?
«L’esperienza è stata veramente fantastica. Ero totalmente a mio agio perché, quando mi hanno offerto la parte, avevo chiesto e ottenuto di poterla realizzare a modo mio».
«L’esperienza è stata veramente fantastica. Ero totalmente a mio agio perché, quando mi hanno offerto la parte, avevo chiesto e ottenuto di poterla realizzare a modo mio».
Quanto sono durate le riprese e com’è stato avere rapporti sessuali di fronte ad altre persone e in mezzo ad un set fatto di luci e telecamere?
«Le riprese non sono durate più di quello che dura una relazione sessuale normale. Abbiamo girato tutto di un fiato, senza tagli e la verità è che, in nessun momento, ho sentito vergogna o soggezione per la telecamera, le luci o qualsiasi altra cosa».
«Le riprese non sono durate più di quello che dura una relazione sessuale normale. Abbiamo girato tutto di un fiato, senza tagli e la verità è che, in nessun momento, ho sentito vergogna o soggezione per la telecamera, le luci o qualsiasi altra cosa».
Come si sono comportate le ragazze con cui hai lavorato? Pensi abbiano avuto delle difficoltà nel rapportarsi con te?
Josito sul set con Martita Dinamita«Veramente le ragazze si sono comportate benissimo con me, e mi piacerebbe, da qui, ringraziarle tutte. Sono ragazze fantastiche, bellissime e con alcune tengo ancora relazioni di amicizia, anche se non sono di Madrid. Credo di non aver avuto alcuna difficoltà nelle relazioni sessuali con loro. Forse alla fine erano un po' più stanche, perché a loro spettava il ruolo attivo...».
Josito sul set con Martita Dinamita«Veramente le ragazze si sono comportate benissimo con me, e mi piacerebbe, da qui, ringraziarle tutte. Sono ragazze fantastiche, bellissime e con alcune tengo ancora relazioni di amicizia, anche se non sono di Madrid. Credo di non aver avuto alcuna difficoltà nelle relazioni sessuali con loro. Forse alla fine erano un po' più stanche, perché a loro spettava il ruolo attivo...».
Pensi che parlare della sessualità delle persone disabili sia un tabù?
«La sessualità delle persone disabili è un tabù e lo dimostra il fatto che non se ne parli quasi mai esplicitamente. La gente pensa che chi è in carrozzina, o ha un qualsiasi tipo di handicap, non abbia o non debba avere relazioni: è una cretinata. È dimostrato che chi conduce una vita sessuale abbondante e sana è più felice. Perché privarci di questa felicità?».
«La sessualità delle persone disabili è un tabù e lo dimostra il fatto che non se ne parli quasi mai esplicitamente. La gente pensa che chi è in carrozzina, o ha un qualsiasi tipo di handicap, non abbia o non debba avere relazioni: è una cretinata. È dimostrato che chi conduce una vita sessuale abbondante e sana è più felice. Perché privarci di questa felicità?».
Girerai altri film porno in futuro?
«Fino a poco tempo fa, prima che uscisse la notizia del mio film, non erano in molti a saperlo. Mi piacerebbe che ora le cose cominciassero a cambiare. Sto conducendo una vita un po’ monotona e, se mi venissero offerti nuovi lavori, potrei iniziare a conoscere gente, viaggiare un po'…».
«Fino a poco tempo fa, prima che uscisse la notizia del mio film, non erano in molti a saperlo. Mi piacerebbe che ora le cose cominciassero a cambiare. Sto conducendo una vita un po’ monotona e, se mi venissero offerti nuovi lavori, potrei iniziare a conoscere gente, viaggiare un po'…».
Vorresti diventare un attore di professione? Solo nell’ambito del porno?
«Mi piacerebbe girare molte altre pellicole come attore. Vorrei soprattutto guadagnare denaro per donarlo alle persone che stanno studiando una cura per le lesioni al midollo e in questo momento l’unico modo che ho a disposizione per aiutarle è tramite il cinema porno. Non credo che riuscirò a diventare un attore professionista, ma ci proverò con tutte le forze. Poi, certo, non mi dispiacerebbe se qualcuno mi offrisse un contratto come attore "convenzionale", ma non so chi mi possa chiamare, visto che non ho grandi doti interpretative. In ogni caso, non scarterò neanche questa possibilità».
«Mi piacerebbe girare molte altre pellicole come attore. Vorrei soprattutto guadagnare denaro per donarlo alle persone che stanno studiando una cura per le lesioni al midollo e in questo momento l’unico modo che ho a disposizione per aiutarle è tramite il cinema porno. Non credo che riuscirò a diventare un attore professionista, ma ci proverò con tutte le forze. Poi, certo, non mi dispiacerebbe se qualcuno mi offrisse un contratto come attore "convenzionale", ma non so chi mi possa chiamare, visto che non ho grandi doti interpretative. In ogni caso, non scarterò neanche questa possibilità».
I mass media spagnoli hanno parlato del tuo film?
«Sì, qualche media spagnolo mi ha fatto delle interviste e ho partecipato anche a un paio di programmi televisivi. All’inizio, però, quando nella mia famiglia lo sapevano ancora in pochi, ho preferito rifiutare qualche intervista e parlarne prima con loro personalmente».
«Sì, qualche media spagnolo mi ha fatto delle interviste e ho partecipato anche a un paio di programmi televisivi. All’inizio, però, quando nella mia famiglia lo sapevano ancora in pochi, ho preferito rifiutare qualche intervista e parlarne prima con loro personalmente».
Come hanno reagito le associazioni spagnole che si occupano di disabilità?
«La verità è che nessuna associazione di persone con disabilità si è messa in contatto con me. Quello che posso dire è che nel mio centro di riabilitazione lo sanno tutti, le infermiere e la direzione di fisioterapisti… e tutti mi incoraggiano. I miei compagni dicono che era ora che qualcuno rivendicasse il nostro diritto ad avere relazioni sessuali come qualsiasi altra persona».
«La verità è che nessuna associazione di persone con disabilità si è messa in contatto con me. Quello che posso dire è che nel mio centro di riabilitazione lo sanno tutti, le infermiere e la direzione di fisioterapisti… e tutti mi incoraggiano. I miei compagni dicono che era ora che qualcuno rivendicasse il nostro diritto ad avere relazioni sessuali come qualsiasi altra persona».
TRATTO DA ''SMIDOLLATI.IT'
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sabato 2 maggio 2009
Marien,escort per disabili
La prostituta di Barcellona offre prestazioni a portatori di handicap In Spagna è polemica. E il sito dell'assistente erotica viene oscurato
Marien, escort dei disabili "Col sesso faccio del bene"
Dopo undici anni di attività occulta, la squillo è uscita allo scoperto di MARIA NOVELLA DE LUCA
"Grazie Marien, da te ho avuto la prima carezza della mia vita". Firmato Juan, affetto da Sla, sclerosi laterale amiotrofica. Grazie, per un momento d'amore, anche se a pagamento, duecento euro a prestazione. Marien ha 48 anni, ha un bel fisico snello, capelli castani e lo sguardo sereno. Di professione fa la escort, prostituta se volete, esercita a Barcellona, nella zona delle Ramblas, all'università studiava Scienze politiche, è sposata, separata, ha un figlio.
Marien ha una "specializzazione" però, e da quando questa sua specializzazione è diventata pubblica, grazie a una lunga e dettagliata intervista a El Mundo, il suo blog e il suo sito sono stati oscurati per le troppe richieste, ma soprattutto il tema difficile e delicato della sessualità nelle persone disabili è finalmente uscito dall'ombra. Perché Marien da oltre dieci anni offre sesso a pagamento ai portatori di handicap, per un weekend con lei ci vogliono oltre duemila euro, e quando parla dei suoi clienti ne rivela un lato inedito: "Ho scoperto che queste persone non sono così fragili come si può credere. Hanno bisogno di aiuto in alcuni momenti, ma hanno una capacità non comune di superare le avversità". E se oggi definisce il suo lavoro un "servizio sociale", se in molti casi sono proprio le famiglie delle persone disabili a contattarla, Marien non nasconde che all'inizio il suo fu un calcolo, la scelta, dice, "di lavorare in un settore che le altre disprezzavano".
"Mi sono sposata a 17 anni, è andata male, avevo un figlio e un padre a carico... Ho cambiato nome e ho cominciato a lavorare nei night club di Barcellona. Vedevo le mie colleghe disprezzare gli uomini sulla sedia a rotelle, gli zoppi o quelli che indossavano occhiali dalle lenti spesse. Capii che la strada era quella: iniziai a inserire inserzioni sui giornali catalani presentandomi come escort indipendente. Specificando subito quali fossero i destinatari del messaggio". Da allora un successo (e un business) crescente. "Posso vivere comodamente, ho potuto comprare due appartamenti, far studiare mio figlio". Una storia nell'ombra, fino a poco tempo fa. Una storia che però piano piano la coinvolge. Un blog dove racconta la sua esperienza e le sue sensazioni. "Dare piacere a chi soffre è un servizio sociale. Ho clienti fissi da anni. Siamo diventati amici. Non c'è né pudore né pietà, il sesso è uno scambio,
Marien ha una "specializzazione" però, e da quando questa sua specializzazione è diventata pubblica, grazie a una lunga e dettagliata intervista a El Mundo, il suo blog e il suo sito sono stati oscurati per le troppe richieste, ma soprattutto il tema difficile e delicato della sessualità nelle persone disabili è finalmente uscito dall'ombra. Perché Marien da oltre dieci anni offre sesso a pagamento ai portatori di handicap, per un weekend con lei ci vogliono oltre duemila euro, e quando parla dei suoi clienti ne rivela un lato inedito: "Ho scoperto che queste persone non sono così fragili come si può credere. Hanno bisogno di aiuto in alcuni momenti, ma hanno una capacità non comune di superare le avversità". E se oggi definisce il suo lavoro un "servizio sociale", se in molti casi sono proprio le famiglie delle persone disabili a contattarla, Marien non nasconde che all'inizio il suo fu un calcolo, la scelta, dice, "di lavorare in un settore che le altre disprezzavano".
"Mi sono sposata a 17 anni, è andata male, avevo un figlio e un padre a carico... Ho cambiato nome e ho cominciato a lavorare nei night club di Barcellona. Vedevo le mie colleghe disprezzare gli uomini sulla sedia a rotelle, gli zoppi o quelli che indossavano occhiali dalle lenti spesse. Capii che la strada era quella: iniziai a inserire inserzioni sui giornali catalani presentandomi come escort indipendente. Specificando subito quali fossero i destinatari del messaggio". Da allora un successo (e un business) crescente. "Posso vivere comodamente, ho potuto comprare due appartamenti, far studiare mio figlio". Una storia nell'ombra, fino a poco tempo fa. Una storia che però piano piano la coinvolge. Un blog dove racconta la sua esperienza e le sue sensazioni. "Dare piacere a chi soffre è un servizio sociale. Ho clienti fissi da anni. Siamo diventati amici. Non c'è né pudore né pietà, il sesso è uno scambio,
loro ne hanno bisogno, io glielo do....".
Ma dopo l'intervista al El Mundo tutto cambia: il suo blog preso d'assalto, migliaia e migliaia di e-mail, applausi ma anche insulti. Marien diventa un'icona della rete, il dibattito infiamma le associazioni di persone disabili. Il blog viene oscurato, Marien viene sommersa da proposte di interviste televisive, ma per adesso rifiuta visibilità e compensi. "Quello che volevo è spezzare il tabù sulla sessualità dei portatori di handicap. Un problema rimosso, che nessuno vuole vedere, la negazione di un diritto. Le mie colleghe all'inizio mi dicevano: "Marien, come fai, non ti fa schifo?". Sì, parlavano proprio così... No, mai provata questa sensazione, del resto prima di fare l'escort facevo l'infermiera, il mio obiettivo era quello di soddisfare i bisogni delle persone che accudivo, li cambiavo, pulivo. E poi tra i miei clienti ho incontrato persone incredibili, soltanto apparentemente fragili".
In Svizzera, come in Svezia, il lavoro di Marien viene riconosciuto sotto il termine di "assistente sessuale", e le loro prestazioni pagate dallo Stato. Perché forse non c'è bisogno di scomodare la psicoanalisi per spiegare quanto possa essere terapeutico non reprimere ma esprimere le proprie pulsioni sessuali, proprio in soggetti che per le loro patologie non hanno il controllo delle proprie sensazioni. Ed è infatti interessante la testimonianza di Lorenzo Fumagalli, terapeuta di un ragazzo con disabilità mentale. "Era aggressivo, violento. I suoi educatori e i suoi medici decisero che si poteva provare a fargli vivere un rapporto sessuale. Esperimento riuscito: il ragazzo si è calmato e adesso ha incontri mensili con una prostituta".
Un tema delicato, scabroso. Con pacatezza e senza pudori Marien nell'intervista descrive anche le particolari forme di sesso che si possono esercitare con persone affette da disabilità diverse. "Mi commuovono la gratitudine, l'affetto. È vero, vengo pagata, le mie tariffe sono chiare, anzi il denaro è un modo di comunicare netto, senza fraintendimenti. Eppure loro mi ringraziano, come se provare una sensazione erotica per chi è affetto da una diversità fosse un miracolo, una concessione impossibile".
La storia di Marien fa il giro d'Europa. La ritroviamo in centinaia di blog italiani. Le reazioni sono diverse. Le associazioni
chiedono cautela, riservatezza. Ma i blogger scrivono. Marco, 31 anni, tetraplegico è il più deciso: "Siamo esseri umani, abbiamo diritto al sesso, all'amore, al piacere. Dopo aver letto la storia di Marien ho chiesto a mia madre di caricare il camper e di portarmi in Spagna. Lei si è messa a ridere, lo ha raccontato a mio padre, e lui ha risposto: perché no, potrebbe essere un'idea".(28 Aprile 2009)
FONTE: La repubblica
Ma dopo l'intervista al El Mundo tutto cambia: il suo blog preso d'assalto, migliaia e migliaia di e-mail, applausi ma anche insulti. Marien diventa un'icona della rete, il dibattito infiamma le associazioni di persone disabili. Il blog viene oscurato, Marien viene sommersa da proposte di interviste televisive, ma per adesso rifiuta visibilità e compensi. "Quello che volevo è spezzare il tabù sulla sessualità dei portatori di handicap. Un problema rimosso, che nessuno vuole vedere, la negazione di un diritto. Le mie colleghe all'inizio mi dicevano: "Marien, come fai, non ti fa schifo?". Sì, parlavano proprio così... No, mai provata questa sensazione, del resto prima di fare l'escort facevo l'infermiera, il mio obiettivo era quello di soddisfare i bisogni delle persone che accudivo, li cambiavo, pulivo. E poi tra i miei clienti ho incontrato persone incredibili, soltanto apparentemente fragili".
In Svizzera, come in Svezia, il lavoro di Marien viene riconosciuto sotto il termine di "assistente sessuale", e le loro prestazioni pagate dallo Stato. Perché forse non c'è bisogno di scomodare la psicoanalisi per spiegare quanto possa essere terapeutico non reprimere ma esprimere le proprie pulsioni sessuali, proprio in soggetti che per le loro patologie non hanno il controllo delle proprie sensazioni. Ed è infatti interessante la testimonianza di Lorenzo Fumagalli, terapeuta di un ragazzo con disabilità mentale. "Era aggressivo, violento. I suoi educatori e i suoi medici decisero che si poteva provare a fargli vivere un rapporto sessuale. Esperimento riuscito: il ragazzo si è calmato e adesso ha incontri mensili con una prostituta".
Un tema delicato, scabroso. Con pacatezza e senza pudori Marien nell'intervista descrive anche le particolari forme di sesso che si possono esercitare con persone affette da disabilità diverse. "Mi commuovono la gratitudine, l'affetto. È vero, vengo pagata, le mie tariffe sono chiare, anzi il denaro è un modo di comunicare netto, senza fraintendimenti. Eppure loro mi ringraziano, come se provare una sensazione erotica per chi è affetto da una diversità fosse un miracolo, una concessione impossibile".
La storia di Marien fa il giro d'Europa. La ritroviamo in centinaia di blog italiani. Le reazioni sono diverse. Le associazioni
FONTE: La repubblica
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