domenica 14 febbraio 2010

La quotidiana Odissea di Andrea

La storia di Andrea: «Io, disabile in balìa di una Roma senza scivoli»

A 21 anni si muove in carrozzella tra marciapiedi inarrivabili e parcheggi selvaggi. San Giovanni è una giungla.
Piazza Epiro (Roma), passaggio per disabili bloccato
ROMA. Barriere architettoniche le chiamano e pensi di trovarti davanti a chissà quale muro, ostacolo, ma bastano quattro, cinque centimetri, quanto è alto un marciapiede, per avere davanti un muro che ti taglia fuori. Andrea Trulli, 21 anni, ha imparato a fare, spiegare, guidare, per non sentirsi isolato, né diverso. Andrea non si sente diverso dagli altri perché non lo è, per la passione e l’entusiasmo che mette in ciò che fa da quando vive sulla sua carrozzella, e lo fa da quando è nato. Quante volte lo ha detto ai suoi genitori, di non stargli sempre addosso, di non telefonargli cento volte al giorno, mamma, dai che ce la faccio «Tanto poi devo farcela da solo...».
Come quando Andrea si regala una passeggiata, che sarà mai una passeggiata per le strade di Roma, niente di spericolato uno pensa. Ci proviamo nel quartiere San Giovanni, «e già sarà un’impresa trovare parcheggio». Andrea guida da due anni una Fiesta, (adeguare la macchina gli è costato sui 2.500 euro), «ma non tutti possono arrivare a questa cifra».
Tanto per cominciare il parcheggio non c’è: Andrea, al quarto giro tra piazza Tuscolo e piazza Epiro, lascia l’auto in zona rimozione. Proviamo a proseguire a piedi. E qui scopri che cosa sono una radice di un albero o un tombino: sono nulla per chi cammina, nemmeno ce ne accorgiamo quando li calpestiamo, noi che abbiamo le scarpe, ma con le ruote è tutta un’altra cosa, «con le ruote se non sei esperto ti cappotti, basta un centimetro e ti ribalti - prova a scherzare Andrea - anche perché la carrozzella pesa quasi cento chili, ce ne vogliono di braccia».
Da piazza Epiro Andrea vuole raggiungere un negozio specializzato, deve percorrere via Alesia, ogni volta che il marciapiede si interrompe è uno strazio: ci sono quattro, cinque centimetri da scendere e poi risalire, la metà degli scivoli è occupata da auto parcheggiate. In un caso Andrea ringrazia il cielo di avere una carrozzella moderna, «almeno è bella stretta e posso passare anche in metà dello spazio dello scivolo, però gli altri come fanno?». Ora c’è da fare la spesa, pane e latte, roba da bambini. «La stragrande maggioranza dei negozi, di tutti i tipi, hanno almeno uno scalino da fare, e allora lascio perdere. In via Alesia è così, come in via Saturnia - qui tra le strisce pedonali e lo scivolo c’è un cassonetto verde - in via Satrico, via Acaia, via Pompei.
«Di scivoli ce ne sono pochi, ancora pochi in una città costruita da chi, troppo spesso, non ha pensato a quelli che le gambe non le possono usare. Ai grandi incroci i problemi non ci sono, ci sono scivoli nuovi di zecca». Ma basta allontanarsi dalle grandi strada che ricominciano le difficoltà. Un altro esempio? «Se devi andare in via Concordia scordatelo: devi tornare su via Satrico e costeggiare il marciapiede ma sulla strada, come se io stessi in auto, non in carrozzella». E se Andrea deve scendere alla fermata bus su via Cerveteri, con la carrozzella si ritrova per la strada, percorre trenta, quaranta metri, sempre come se fosse un’auto, e trova finalmente uno scivolo.
Di parcheggi per disabili poi, meglio non parlare. «Se hai la pazienza di fare tutte le pratiche, e sono file e verifiche che durano anche anni, puoi arrivare al parcheggio nella tua zona, ma quando provi ad andare in giro è un inferno. Giusto in alcuni centri commerciali non ho difficoltà, al Leonardo, o al Roma2, ma anche al Warner Village tutto è filato liscio, ho visto ”Avatar”, menomale. Ma la sera se voglio andare in centro cominciano le difficoltà: per esempio la fermata metro Colosseo per me è come se non esistesse, ci sono solo scale». Andrea fa parte della squadra di basket CMB Santa Lucia, campioni d’Italia in carica, primi in classifica insieme a Porto Potenza Picena, lui è playmaker. E questo è un altro sogno che potrebbe finire: la struttura riabilitativa Santa Lucia rischia la chiusura e con lei sparirebbe anche la squadra.

Tratto da: Il messaggero  Roma 28 gennaio 2010

sabato 23 gennaio 2010

DMD;a love story!

Questa è una grande storia d'amore,forse troppo morboso,troppo invadente;ma si sa in amore non son tutte rose e fiori. Questa è la storia dell'amore e tra me e la signorina distrofia muscolare,una donna possessiva e passionale,gelosa e instancabile;una volta che lei si innamora di te puoi fare ben poco,non te la leverai mai di torno,sarà sempre al tuo fianco nel bene e nel male,nella salute e nella malattia,finchè morte non vi separi. Devi imparare a convivere con lei,sperando che sia indulgente con te.. peccato però che di solito lei è molto crudele,è sadica e gode nel vederti annaspare nel tuo stesso corpo,che diventerà molto velocemente una vera e propria prigione. I primi sintomi di questo amore irrompono con forza nella tua vita,un vero e proprio colpo di fulmine,ed una vampata che ti consumerà con calma,lentamente ma in modo inesorabile,fino alla fine;anche se credi che lei non provi più nulla per te,non abbia più interesse nello stare con te o che voglia andarsene dalla tua vita per lasciarti respirare,beh ti sbagli;per quanto voi litighiate lei tornerà sempre da te,farete sempre pace e ritornerete sempre insieme.. il vostro amore metterà k.o. ogni medico che tenterà di tenervi lontani,ogni espediente che proverà a raffreddare la vostra passione,ogni ciclo di fisioterapia che cercherà di distruggere questo amore invincibile.

La ''simpaticona''possiede molti nomi(miotonica,di beker,di duchenne) e ha diverse facce,a volte è aggressiva e dominatrice e non ti da tregua,altre volte è più arrendevole e ti concede qualche libertà in più ma rimane pur sempre una femme fatale,con in mente un obiettivo ben preciso:prendere possesso di te e distruggerti pezzo per pezzo fino ad annientarti;parte dalle gambe poi sale alle braccia e piano piano ti soffoca o ti pugnala al cuore,però è ben attenta a non farti tirare le cuoia subito e a non farti perdere neanche un attimo di questa lenta agonia,altrimenti che gusto ci troverebbe!?
E' come vivere con una bomba ad orologeria sotto pelle,sai che esploderà ma non sai quando;ogni singolo progetto che vuoi portare avanti deve essere attentamente valutato e deve ottenere l'approvazione della stronza,sempre pronta a colpirti alle spalle per far crollare i castelli che faticosamente hai costruito e per cancellare ,con un colpo di spugna, i tuoi successi e le tue vittorie.
E' un bel quadretto non trovate? Miss distrofia è pazza di me,vorrei rompere con lei ma credo che non me lo permetterebbe mai, e poi ci rimarrebbe davvero troppo male poverina.. credo che dovrà sopportarmi per molto tempo ancora ma una cosa è certa:in questo rapporto comando io e la stronza non mi avrà facilmente,la mia pelle ha un prezzo molto alto. Come andra a finire? Non lo so,so solo che non ci si annoierà di certo! Goodnight...

domenica 1 novembre 2009

In memoria dei diritti umani

Non leggete le storie di Stefano Cucchi, Mariano Bacioterracino ed Elham come se fossero brutte storie tipiche del caotico vivere di massa. Non pensate che a loro “qualcosa è andato storto”, che succede, che è sgradevole, ma la vita, adesso come nel passato, è piena di brutte sorprese.

Le vittime di questo elenco sono un giovane uomo arrestato senza ragione, un pregiudicato nella lista di esecuzione della camorra, un uomo del tutto innocente impigliato nella rete di un’odiosa burocrazia persecutoria. Sono la stessa persona, privata all’improvviso di diritti umani e civili. Quella persona siamo noi, mentre moriamo di botte, moriamo uccisi sui marciapiedi, moriamo di sciopero della fame in un campo di concentramento detto “Centro di Identificazione ed Espulsione”.

Siamo noi persino nello sdoppiamento da malattia mentale che si vede nel video del delitto di camorra: i passanti scavalcano il corpo della persona appena uccisa fingendo di non vedere. Siamo noi che diciamo per bocca del responsabile carcerario che Stefano Cucchi (faccia sfondata, schiena spezzata) “ha preferito dormire, rifiutando il ricovero in ospedale”. Siamo noi quando i medici di un grande ospedale civile vedono per due volte il marocchino Elham detenuto senza reato e senza sentenza, senza avvocati e senza tribunale. Nessun medico fa domande, nessuno ascolta, nessuno vuole sapere. Lo rimandano, un essere umano ridotto a quaranta chili dal suo ostinato sciopero della fame, nel lager di Gradisca, dove è ancora detenuto e morente, mentre io scrivo e voi leggete. Vorrei essere capito. Sto dicendo che noi, noi tutti vittime, colpevoli e testimoni siamo scesi al livello in cui si pestano a morte i detenuti, si scavalcano di fretta i cadaveri, si lascia morire di fame in perfetta indifferenza l’immigrato testardo.

Siamo la stessa gente che ammazza di botte gli omosessuali e ammazza di cavilli procedurali la legge che difende gli omosessuali in modo che questa legge non ci sia mai. Siamo noi il disperato Elham che muore nel lager costruito per punirlo di essere venuto in Italia in cerca di un Paese civile. Siamo noi il carceriere e il medico senza dignità che- per quieto vivere- lasciano morire chi cerca nella morte l’unica fuga. Siamo l'uomo abbattutto dalla camorra, con pochi gesti agili, senza concitazione. Siamo l’assassino che va via senza nascondere la pistola, siamo i passanti che non fanno caso ai cadaveri sui marciapiedi. Siamo i poliziotti che hanno massacrato il giovane Stefano Cucchi e continuano a restare ignoti. Siamo dunque allo stesso tempo il terrore e le vittime del terrore perché i nostri diritti e la nostra decenza sono precipitati in un buco nero immorale e illegale insieme a Cucchi, Bacioterracino, a Elham e ai loro assassini. Poiché ci siamo lasciati degradare fino a questo punto, non ci resta che dire un grazie riconoscente ai genitori e alla sorella di Cucchi che non hanno ceduto; ai giudici del delitto di camorra, che hanno diffuso il tremendo video, affinché tutti vedessero una scena di vita in una città italiana ai nostri giorni; a coloro che hanno fatto arrivare l’ annuncio di prossima morte dell’ immigrato Elham. Queste tre notizie servono almeno a ricordarci quanto siamo arrivati lontani dalla nostra Costituzione e dai fondamenti della Carta dei diritti dell’uomo. In Italia. Oggi.

tratto da Il Fatto Quotidiano n°35 del 1 novembre 2009

sabato 17 ottobre 2009

I colori di Rosanna




Matite e disabilità

I colori di Rosanna


Il 21 settembre scorso è stato presentato in Campidoglio un libro molto particolare, dal titolo ‘’Mai un colore solo’’;in questo volume l’autrice Rosanna di Nicoli, attraverso disegni e parole, racconta la sua vita di tutti i giorni ed il suo mondo.....
Piccolo particolare: Rosanna è una ragazza down;  ha 24 anni, è originaria di Triggiano, in provincia di Bari, ma residente a Roma, e ama il disegno,la sua più grande passione, testimoniata dalla madre e dalla sorella, Mariangela, e dimostrata anche dal diploma conseguito, con molto entusiasmo, alla scuola internazionale di Comics,una delle scuole più prestigiose per aspiranti fumettisti e artisti dell’illustrazione.
Il libro è interamente opera della giovane disegnatrice, dalle parole alle illustrazioni,tutte caratterizzate dal suo inconfondibile tratto,figure allungate e molti colori, per raccontare la straordinarietà della vita di tutti i giorni. Per la scuola di Comics, e per l’insegnante Roberto Petrongari, Rosanna è stata una bella sorpresa: non solo per la passione che ha sempre dimostrato, e tuttora dimostra, nel fare ciò che più ama, ma anche per il suo ritenere straordinaria la vita quotidiana, quando molti altri ragazzi e giovani autori preferiscono rifugiarsi nel fantasy.....
 ....
Rosanna,prima di tutto vorrei chiederti da dove nasce il tuo amore per il disegno,quando è
nata questa tua passione?
  La passione per il disegno l'ho sempre avuta fin da bambina. Una volta, quando ero piccola, ho disegnato sui muri di casa tanti fiori colorati con i colori a cera. La mamma si è arrabbiata molto. Poi a scuola, a Roma, una professoressa mi ha detto che ero molto brava, e così i miei genitori mi hanno iscritta alla Scuola di Comics. Lì ho trovato tanti amici simpatici con la mia stessa passione, e ho imparato molte cose.

Come è nata l’idea di ‘’Mai un colore solo’’?
Beh, io volevo scrivere un libro su di me,sulla mia storia,sulle cose che faccio ogni giorno. Però non sono bravissima a scrivere, per questo ho pensato che col disegno potevo far vedere a tutti quello che avevo da dire. Ho pensato tanto a come volevo il libro, ho inziato a fare tanti disegni e con la mamma pensavo anche a cosa scrivere. Ho fatto tante cose nella mia vita e quindi è stato faticoso raccontarle tutte. Poi ho scelto le frasi che ci sono nel libro; sono di una canzone di Laura Pausini, una cantante che a me piace molto.
 Pensi di realizzare ed illustrare altri libri prossimamente?                                                       Adesso non proprio. A me piacciono i libri e infatti faccio tirocinio in una biblioteca, però mi piacerebbe fare anche altro; come studiare l'inglese o andare in America.
A questo punto, per concludere, sorge spontanea una domanda:quali sono i tuoi progetti ed i tuoi sogni per il futuro?
Il mio grande sogno è fare l'attrice. So di essere speciale, perchè sono brava, faccio tante cose e sono anche bella. Quindi mi piacerebbe andare in America per diventare famosa. Adesso per il mio libro mi hanno fatto tante interviste, e prima ancora avevo collaborato per una trasmissione di Mtv. Tutto questo mi ha fatto piacere, ma il mio sogno rimane la carriera da attrice.

‘’Mai un colore solo’’ , molto probabilmente il primo libro interamente realizzato da una ragazza down,è stato presentato il 21 settembre scorso,presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio con il patrocinio del Comune e della Provincia di Roma, nonché della Regione Lazio. Alla presentazione del libro hanno partecipato, tra gli altri, anche il consigliere comunale Paolo Masini, il neurologo Augusto Paris e l'assessore comunale alle Politiche sociali, Sveva Belviso. Il libro è stato inoltre distribuito nelle sedi dell’AIPD(Associazione Italiana Persone Down).....

giovedì 17 settembre 2009

Josito;ovvero:il primo porno-attore in sedia a rotelle

Josito e la gioia del sesso

(a cura di Barbara Pianca)
Superando.it  intervista Joselito, conosciuto come Josito, il primo pornoattore in carrozzina. È spagnolo di Madrid, ha ventitré anni e alla fine del 2006 è stato l’interprete della pellicola “Volere è potere”
Il giovane pornoattore Joselito
Il giovane pornoattore Joselito
Vi ricordate di Josito? La notizia del suo debutto nel cinema porno era stata diffusa negli ultimi mesi del 2006 da alcuni media spagnoli, tra cui il quotidiano “El Mundo”, ed era rimbalzata anche in Italia.
Il clamore relativo alla sua scelta derivava dal fatto che Josito, oggi ventitreenne, è disabile dall’età di diciassette anni a causa di un incidente che gli ha procurato una lesione midollare. Muove appena le gambe e una mano e al giornale «El Mundo» ha spiegato che «la cosa migliore, trovandosi in una condizione simile alla mia, è sperimentare tutto ciò che si riesce o meno a fare con il proprio corpo, per acquisire nuove mobilità, perché ogni lesione è diversa e reagisce diversamente a seconda del soggetto che si trova a subirla».
Si tratterebbe - e la notizia ad oggi non è ancora stata smentita - del primo attore con disabilità nel cinema hard. Con lo scopo annunciato di far cadere i tabù sul tema della sessualità delle persone con disabilità e di invitare le donne a non temere l’intimità con un partner disabile, Josito si è infatti fatto riprendere dal regista e produttore Nacho Allende (nome d'arte Torbé), mentre incontra, una ad una separatamente, sei ragazze: Saray, Martita Dinamita, Yaiza del Mar, Heidi Hot, Salma de Nora e Diana Dean. Con ognuna ha un rapporto sessuale filmato in tempo reale, mentre rimane seduto sulla sua carrozzina o è sdraiato su un letto.
Da segnalare infine che il ricavato del film, almeno quello relativo alla performance di Josito, verrà devoluto alla ricerca midollare.

Josito, cosa pensi del fenomeno del porno in generale?
«Mi è sempre piaciuto, fin da giovanissimo. Non è che veda film porno tutti i giorni, però li vedo e mi piacciono molto. Non ho pregiudizi nei confronti di chi lavora nel mondo dell'hard. Anche se in tanti non sono d’accordo, penso si tratti di un lavoro come qualunque altro, ma particolarmente gratificante e redditizio. Si dice che il porno sia maschilista perché avvilisce la donna. Stupidaggini: a loro piace e ci guadagnano molto bene. Altrimenti non lo farebbero, visto che non vi sono obbligate».
Perché, secondo te, nonostante non siano poche le persone che lo ricercano, il porno rimane un tabù sociale?
«Questo resta per me inspiegabile. Chi lavora nel porno o lo consuma non è un depravato né un "mostro" e tanti che lo criticano, poi in privato se lo guardano. In più, una buona pellicola porno può servire per la soddisfazione sessuale o perfino a risolvere alcuni problemi di coppia, come la mancanza di desiderio o di fantasie erotiche. Altrimenti, le giornate finirebbero con il diventare noiose, no?».
Perché hai deciso di recitare in un film porno? Quando ti è venuta questa idea per la prima volta?
«Fin da molto giovane mi sarebbe piaciuto fare l’attore. A sedici anni scoprii dove potevo iscrivermi ad un casting, ma, siccome ero ancora minorenne, non mi permisero di partecipare. Così decisi di aspettare finché poi, per mia sfortuna, a diciassette anni ebbi un incidente. Allora ho diffuso la mia intenzione tramite internet, dopo un po' sono stato contattato e mi è stata data l’opportunità di recitare. L’ho presa al volo».
Com’è stata la tua esperienza sul set? Eri a tuo agio?
«L’esperienza è stata veramente fantastica. Ero totalmente a mio agio perché, quando mi hanno offerto la parte, avevo chiesto e ottenuto di poterla realizzare a modo mio».
Quanto sono durate le riprese e com’è stato avere rapporti sessuali di fronte ad altre persone e in mezzo ad un set fatto di luci e telecamere?
«Le riprese non sono durate più di quello che dura una relazione sessuale normale. Abbiamo girato tutto di un fiato, senza tagli e la verità è che, in nessun momento, ho sentito vergogna o soggezione per la telecamera, le luci o qualsiasi altra cosa».
Come si sono comportate le ragazze con cui hai lavorato? Pensi abbiano avuto delle difficoltà nel rapportarsi con te?

Josito sul set con Martita Dinamita
«Veramente le ragazze si sono comportate benissimo con me, e mi piacerebbe, da qui, ringraziarle tutte. Sono ragazze fantastiche, bellissime e con alcune tengo ancora relazioni di amicizia, anche se non sono di Madrid. Credo di non aver avuto alcuna difficoltà nelle relazioni sessuali con loro. Forse alla fine erano un po' più stanche, perché a loro spettava il ruolo attivo...».
Pensi che parlare della sessualità delle persone disabili sia un tabù?
«La sessualità delle persone disabili è un tabù e lo dimostra il fatto che non se ne parli quasi mai esplicitamente. La gente pensa che chi è in carrozzina, o ha un qualsiasi tipo di handicap, non abbia o non debba avere relazioni: è una cretinata. È dimostrato che chi conduce una vita sessuale abbondante e sana è più felice. Perché privarci di questa felicità?».
Girerai altri film porno in futuro?
«Fino a poco tempo fa, prima che uscisse la notizia del mio film, non erano in molti a saperlo. Mi piacerebbe che ora le cose cominciassero a cambiare. Sto conducendo una vita un po’ monotona e, se mi venissero offerti nuovi lavori, potrei iniziare a conoscere gente, viaggiare un po'…».
Vorresti diventare un attore di professione? Solo nell’ambito del porno?
«Mi piacerebbe girare molte altre pellicole come attore. Vorrei soprattutto guadagnare denaro per donarlo alle persone che stanno studiando una cura per le lesioni al midollo e in questo momento l’unico modo che ho a disposizione per aiutarle è tramite il cinema porno. Non credo che riuscirò a diventare un attore professionista, ma ci proverò con tutte le forze. Poi, certo, non mi dispiacerebbe se qualcuno mi offrisse un contratto come attore "convenzionale", ma non so chi mi possa chiamare, visto che non ho grandi doti interpretative. In ogni caso, non scarterò neanche questa possibilità».
I mass media spagnoli hanno parlato del tuo film?
«Sì, qualche media spagnolo mi ha fatto delle interviste e ho partecipato anche a un paio di programmi televisivi. All’inizio, però, quando nella mia famiglia lo sapevano ancora in pochi, ho preferito rifiutare qualche intervista e parlarne prima con loro personalmente».
Come hanno reagito le associazioni spagnole che si occupano di disabilità?
«La verità è che nessuna associazione di persone con disabilità si è messa in contatto con me. Quello che posso dire è che nel mio centro di riabilitazione lo sanno tutti, le infermiere e la direzione di fisioterapisti… e tutti mi incoraggiano. I miei compagni dicono che era ora che qualcuno rivendicasse il nostro diritto ad avere relazioni sessuali come qualsiasi altra persona».


TRATTO DA ''SMIDOLLATI.IT'

venerdì 19 giugno 2009

Androidi a rotelle

Una scena di ‘’Wall-e’’ (Disney/Pixar 2008)

Androidi a rotelle:Quando la fantascienza incontra la disabilità.

IO E ‘’L’ALTRO’’


La scoperta di realtà diverse da quelle a cui siamo abituati, l’incontro con altre forme di vita, e il rapporto con ‘’l’altro ’’, sono alcuni dei temi ricorrenti nel mondo della letteratura, e della filmografia, fantascientifica. In particolare la diversità nella fantascienza assume un ruolo altamente importante: in questo ambito, infatti, il tema del diverso raggiunge dimensioni nuove e, più che mai, arriva a sconvolgere il nostro modo di vedere, sentire e percepire, la normalità; l’intero concetto di ‘’normale’’ viene messo in discussione fino a ribaltarne il senso stesso.
Cosa o chi è ‘’ normale ’’? Come posso definire l’idea di normalità? Queste sono le classiche domande che il mondo della fantascienza solleva, e una risposta a quesiti del genere non è facile, se non impossibile; proprio perché l’analisi della diversità non può basarsi su sterili definizioni, che finiscono soltanto per incatenare la nostra mente, ma deve essere un viaggio profondo e intenso, alla scoperta di altre realtà e indirettamente un analisi interiore, poiché il rapporto IO-ALTRO è simbiotico, e non è possibile analizzarlo omettendo uno dei due termini, poiché in assenza del primo il secondo non può esistere, e viceversa.


LA DIVERSITA’ ATTRAVERSO GLI OCCHI DEI GRANDI AUTORI

Sono numerosi i grandi autori di fantascienza che riflettono, e fanno riflettere i fruitori del         genere, sulla diversità, e sulla figura del diverso; molte opere analizzano il rapporto, ed il contatto, tra i cosiddetti normali e coloro che non vengono considerati, o visti, come tali. In libri e film ci troviamo di fronte ad una moltitudine di creature: si va dai classici alieni, robot, ed androidi, alle più articolate figure dei mutanti, molto spesso esseri umani dotati di poteri psichici, e per questo considerati quasi come dei mostri, da ghettizzare e in casi estremi da eliminare.
A tutti questi personaggi è facile accostare i diversabili, i quali troppo spesso vengono discriminati o visti con sospetto se non con disgusto, quasi come se fossero extraterrestri venuti da chissà quale galassia: in diverse opere, infatti, è possibile leggere tra le righe il tema della disabilità.
Autori come Isaac Asimov, famoso per il suo ‘’Io robot’’, e Philip Dick, autore del romanzo dal titolo ‘’Il cacciatore di androidi’’, (da cui il regista Ridley Scott ha liberamente tratto il celeberrimo ‘’Blade Runner’’)sono alcuni degli esempi più significativi di questo interesse, comune a molte autori, di esplorare la diversità in tutte le sue forme, di esorcizzare paure del proprio tempo, e di ribaltare definizioni che, di fronte alla relatività della vita e dell’universo, divengono obsolete.
Questi autori spesso si prendono gioco delle paure della gente comune, e mostrano l’insensatezza di certi atteggiamenti; ne sono esempi lampanti due opere in particolare: ‘’Negri verdi’’ di Leigh Brackett e ‘’Il giorno in cui l’america si svegliò senza piedi’’(The wheels of God) di Paul Darcy Boles. Nel primo è evidente una chiara metafora dell’apertheid, e di tutte le discriminazioni che i ‘’diversi’’, siano persone disabili o persone con altre diversità, sono costretti a subire da parte della gente comune, e una severa critica contro questi atteggiamenti, il più delle volte indotti da pregiudizi o ignoranza; spesso e volentieri basterebbe solo fermarsi un attimo a riflettere, per capire che la discriminazione altro non è che mancanza di comprensione, ed eccesso di sospetto.
Nell’opera di Boles, invece, si gioca sulla relatività dell’essere disabili: l’autore ci proietta in un mondo paradossale, dove, senza alcun apparente motivo, l’intera popolazione americana si sveglia priva di piedi, e con delle ruote sotto le gambe. A quel punto la gente dovrà riorganizzarsi, e molti cominceranno a considerare l’evento come un segno di evoluzione della specie; quando però tra di loro nascerà un uomo ‘’normale’’ allora tutto cambierà, e sarà lui il vero diverso, il vero disabile.

I ‘’DISABILI’’ DI PHILIP DICK                        

Tra i vari autori menzionati finora, uno dei più rilevanti, specie per quanto riguarda il tema del contatto con altre realtà, e delle inquietudini umane, è lo scrittore americano Philip Dick: Philip Kindred Dick inizia la sua attività di scrittore negli anni ’50, per poi continuarla fino al 1982, anno in cui morirà a causa di un infarto. La produzione di Dick risente molto del periodo in cui lui stesso vive, periodo di grandi cambiamenti nella vita americana, e della sua vita sregolata, fatta di relazioni instabili e ampio uso di droghe. I personaggi di Dick sono molte volte personalità folli, gente frustrata ed inquieta, alla perenne ricerca di un appiglio a cui sostenersi, in un mondo dove il senso di realtà è costantemente instabile, dove il contatto con altre entità e con mondi alieni è all’ordine del giorno.  E’ possibile vedere in queste storie incontri e scontri, tra persone qualsiasi e personaggi decisamente fuori dal comune: in diverse opere è evidente la presenza di ‘’disabili’’, figure ai margini della società, percepite come estranee o inquietanti dalla maggior parte della gente, costrette ad esser viste perennemente con sospetto, e molte volte a subire odio e disprezzo immotivato. In racconti come ‘’Nuvole marziane’’ e ‘’Quelli che strisciano’’, ci troviamo di fronte ad esseri ed entità aliene o mutanti: nel primo caso extraterrestri dalle sembianze di agglomerati informi, simili a vere e proprio nuvole; nell’altro esseri umani mutati geneticamente, un incrocio fra ominidi e lumache. Queste entità, percepite dalla società come qualcosa di aberrante, da eliminare quanto prima, in realtà non cercano altro che l’opportunità di poter vivere dignitosamente; una richiesta  semplice e pacifica, a cui gli uomini normali rispondono con aspra discriminazione  e inaudita violenza. In ‘’Nuvole marziane’’ gli esseri protagonisti non cercano altro che distese d’acqua, su cui poter vivere e da cui trarre nutrimento, ma la gente comune ha paura di loro, e non appena le povere creature vengono avvistate ecco arrivare persone armate di torce e bastoni, pronte a scacciare e a uccidere gli sgraditi ospiti.
Gli uomini-lumaca del racconto ‘’Quelli che strisciano’’, invece, desiderano poter razzolare in libertà scavando tunnel nel terreno, e poter dormire placidamente nei propri gusci senza il timore di venire disturbati;ma per loro la vita non è affatto facile,dal momento che gli organi governativi e le istituzioni fanno di tutto per stanarli e per imprigionarli in riserve, per liberare gli abitanti delle zone limitrofe dall’orribile vista dei mutanti.
Scenari analoghi si possono trovare leggendo ‘’Non saremo noi’’ o ‘’Il mondo dei mutanti’’ ,in cui viene narrata la perenne lotta contro i diversi di turno,in questo caso esseri dotati di potere mentali e facoltà superiori, che, per ordini dall’alto, devono essere tassativamente scovati, e sottoposti ad eutanasia, per il bene del genere umano,per preservare la razza umana – progetto non diverso dal programma nazista di sterminio dei disabili,in difesa della stirpe tedesca - .
Nel racconto ‘’Il mondo dei mutanti’’ , in particolare, le persone dotate di poteri non hanno vita facile sulla terra, dove sono viste come mostri pericolosi e violenti, condannati alla sterilizzazione e a morte certa: i malcapitati sono costretti a vivere in colonie extraterrestri, e ad ingaggiare una furiosa e strenua lotta che vede fronteggiarsi umani, e mutanti.



PIU’ UMANO DELL’UMANO:CORPI MECCANICI MA CUORE PULSANTE


Infine, concludendo la carrellata dei ‘’disabili’’ di Philip Dick, non si può non parlare di ‘’Blade Runner’’. Il film di Ridley Scott è liberamente tratto dal romanzo ‘’Il cacciatore di androidi’’(in originale ‘’Ma gli androidi sognano pecore elettriche?’’) di Dick: il film si discosta molto dalla trama originale del romanzo, ma ciò non riduce la portata tematica dell’opera.
In questo caso i diversabili sono androidi, macchine indistinguibili dagli esseri umani, programmate per il lavoro nelle colonie aliene; gli androidi di ultima generazione, i ‘’Nexus 6’’, possiedono una personalità propria e per questo sono dotati di un dispositivo particolare, che ne riduce la vita a soli 4 anni. Alcuni di questi androidi fuggono da un laboratorio, e toccherà al poliziotto Rick Deckart, interpretato magistralmente da Harrison Ford nel film, scovare e ‘’ritirare’’ i robot ribelli.
Durante la sua missione, Deckart si innamorerà di uno dei ‘’Nexus 6’’, Rachel, la quale scopre con non poco stupore di essere un robot, dal momento che, fino a quel momento, aveva vissuto con serenità grazie a falsi ricordi impressi nella sua mente.
A quel punto il protagonista inizierà a porsi interrogativi su cosa veramente è il concetto di umano, soprattutto durante lo scontro con l’ultimo androide, Roy.
Gli stessi interrogativi che si pone Deckart , sono le domande che anche noi dovremmo fare a noi stessi, ma troppo spesso non facciamo, perché sono quesiti che fanno paura,a cui a volte non siamo preparati.
Che cosa ci dà il diritto di ghettizzare o dare la caccia ad un altro essere che, seppur considerato diverso, è in pratica uguale a noi; ha le stesse esigenze di una vita dignitosa, possiede le stesse paure e si pone le stesse domande che ogni uomo si pone, per usare le parole del protagonista del film: ‘’Tutto ciò che loro vogliono sono le stesse risposte che noi tutti vogliamo: Da dove vengo? Dove vado? Quanto mi resta ancora?’’


giovedì 11 giugno 2009

KILLING S.VALENTINO Di M. Stano

KILLING SAN VALENTINO
Di Massimo Stano


Mi desto tre minuti prima del trillo della sveglia.
Sono i tre minuti piu.. brutti della mia giornata: li passo a fissare il quadrante digitale
della sveglia, con la sua carica latente di suoni mattutini.
I due pallini fra le ore e i minuti palpitano
allo stesso ritmo del mio cuore, ogni secondo un battito. Poi scatta un marchingegno nella scatoletta nera, c’e.. una sospensione di una frazione di secondo in cui tiro l’ultimo respiro da uomo libero, infine il diabolico oggetto suona.
Mi concedo una doccia lunga venti minuti.
Oggi
sara.. una giornata molto lunga. Do un’occhiata al calendario appeso in cucina per essere sicuro di
non aver sbagliato giorno.
Niente da fare, la data
indicata dal mio orologio da polso corrisponde alla casella del calendario contrassegnata con una
grossa X.
Oggi tocca fare gli straordinari...
Mi preparo: tuta mimetica, anfibi, piastrina di riconoscimento e fucile d’assalto.
Mi assicuro una
piccola pistola automatica alla caviglia destra: non si sa mai, in caso d’emergenza. Appena esco vedo il mio vicino di casa Gianni, operaio alla Ferrero, gia.. in strada alle 05:30 perchè
ha il primo turno.
Aspetto che apra lo sportello
della sua utilitaria e gli sparo addosso una raffica di colpi. S’accascia contro l’auto, poi s’adagia lentamente al suolo.
Cammino per un po’, diretto alla stazione degli autobus.
05:40. Incrocio una vecchietta che porta
a spasso il cane. Le sparo un colpo in fronte che la manda a sbattere contro i bidoni della spazzatura.
Faccio a polpette anche il cagnolino, mi pare fosse uno yorkshire.
Raggiungo la stazione dei bus dieci minuti prima dell’apertura, sul piazzale c’e.. uno spazzino che sta terminando il suo lavoro. Lo intrattengo parlando di politica fino alle 06:00, infine gli sparo a bruciapelo tre colpi nella schiena.
Una signorina graziosa apre la serranda all’ingresso della stazione; quando entro mi sorride. Ricambio e mi dirigo verso la piazzola dei bus in partenza.
Alle mie spalle la graziosa signorina agonizza in una pozza di sangue.
Si sentono degli urli pro
venienti dalla biglietteria. Sparo contro il vetro che va in mille frantumi: il bigliettaio cade crivellato
di colpi.
Mi giro di nuovo verso la signorina,
prendo la mira e le faccio saltare la testa.
Dal piazzale
interno dei bus in partenza accorre un autista: lo blocco sulla porta e lo costringo a risalire sul
suo autobus. Incominciamo la corsa.
Mi siedo dietro
l’autista e gli ordino di portarmi al palazzo per uffici dove c’e.. l’agenzia matrimoniale per cui lavoro,
la Love Foreign Affair.
Apro il finestrino e
ammiro il panorama. Durante una sosta ad un semaforo vedo tre operai che armeggiano attorno a
un tombino transennato.
Sparo: due cadono immediatamente,
uno scompare nel tombino, ma credo di averlo colpito. L’autista del bus, terrorizzato, cerca di fuggire, ma non ha ancora fatto in tempo a tirare la maniglia della portiera che gli ho sparato una raffica attraverso il sedile. Mi metto al posto di guida, scaraventando fuori il tizio morto.
06:30. Finalmente raggiungo l’alto palazzo della Foreign. Entro e prendo l’ascensore. Raggiungo l’ultimo piano e apro una porta con la scritta TETTO.
Respiro una bella boccata d’aria fresca e mi guardo intorno: a destra c’e.. il parco cittadino, ma a quest’ora e.. ancora deserto.
A sinistra c’e.. la
stazione ferroviaria. 06:40. Tiro fuori dallo zaino il cannocchiale e lo applico al fucile. Ho la visuale perfetta del BINARIO 1 uno dove ci sono molti studenti e lavoratori pendolari in attesa del treno per
Torino.
Punto su due studenti seduti su una panchina:
stanno dando gli avanzi dei loro panini a dei piccioni che volano via per lo sparo. Il primo studente s’accascia sulla panchina. Il mirino si sposta velocemente sulla sua compagna che ha un’espressione di terrore disegnata sul volto. La provenienza del secondo sparo e.. individuata da
due agenti della polizia ferroviaria, che indicano col dito nella mia direzione. Corrono verso il palazzo. 06:55. La porta del TETTO si spalanca improvvisamente. Sono talmente preso dalla mia azione che non mi accorgo nemmeno dell’arrivo dei due poliziotti. Intorno a me c’e.. una marea di bossoli, in
strada il panico e.. generale e la gente inciampa nei cadaveri.
« Fermo dove sei! Butta quel fucile!!! » Intima uno dei due poliziotti, puntandomi contro la pistola. La sua collega e.. rimasta al riparo dietro la porta del TETTO. Lascio cadere il fucile e lo allontano con un calcio, ma mentre quello si avvicina per ammanettarmi, con una mossa rapida estraggo la pistola che ho nascosto nella caviglia e lo stendo. La poliziotta spara, ma mi manca, mentre io la centro in
piena fronte. 07:00. Puntuale entro in ufficio e saluto il mio capo.
Missione compiuta. Ricevo una pacca sulla
spalla e consegno la mia piastrina alla segretaria. Sul TETTO vediamo la poliziotta che sussulta, si rimette in piedi e raggiunge il suo collega. I due si avviano mano nella mano verso il lato del tetto
che volge sul parco e contemplano il panorama con aria trasognata.
In strada c’e.. una marea di persone che si scambiano cioccolatini e baci.
Sul BINARIO 1 i due studenti sono talmente presi dalle loro effusioni che non si accorgono dell’arrivo del treno per Torino e lo perdono.
L’autista del bus e.. entrato nel tombino con gli altri due operai, per sincerarsi delle condizioni dell’uomo caduto nel pozzetto e nessuno di loro e.. ancora uscito...
Alla stazione dei bus il bigliettaio e lo spazzino s’intralciano a vicenda nel tentativo di aiutare la signorina graziosa a rialzarsi.
« Tutto a posto? Ci sembrate un po’ pallida!
Possiamo offrirvi un caffe..? »
Il barista della stazione ha appena aperto il suo locale, e su ogni tavolo c’e.. un bel vaso di mimose.
« Grazie a tutti e due, molto volentieri! »
Adalgisa, la vecchietta che portava a spasso il cane, e.. alla disperata ricerca del suo yorkshire, ma pare che si sia dileguato con una pechinese di passaggio.
Lo ritrovera.. e potrete incontrare tutta la famiglia ogni mattina alle 05:40 in via D’Azeglio: Adalgisa, il fidanzato Gianni, lo yorkshire, la pechinese e una mezza dozzina di cuccioli... Torniamo nel mio ufficio, dove ho consegnato la piastrina alla segretaria che si avvia a riporla in cassaforte.
Quando passa davanti al capo, casualmente
l’oggetto metallico le cade in terra.
Lui si
catapulta dalla scrivania per raccoglierlo, inciampa e rovina addosso alla segretaria in posizione
ambigua.
Per il momento mi sembrano molto occupati:
la piastrina con la scritta CUPIDO la metteranno
a posto dopo...